D’un sangue più vivo. Poeti romagnoli del Novecento



“D’un sangue più vivo”
Poeti romagnoli del Novecento

(dall’Introduzione)

In italiano e in dialetto

Perché un’antologia della poesia romagnola del ‘900? I motivi di interesse per ciò che è accaduto in campo poetico nella nostra regione sono diversi. Innanzitutto si è tenuto conto degli autori di rilievo, sia che abbiano scritto in italiano sia in dialetto, poiché da tempo questa differenziazione è stata superata. È opinione critica acquisita, infatti, che il valore poetico di un’opera non dipende dalla lingua in cui è scritta. Un’opera deve guadagnarsi con la sua qualità intrinseca l’affetto e la memoria dei lettori, dialettofoni o no. Se la poesia in dialetto romagnolo ha senza dubbio raggiunto nel Novecento esiti generalmente all’altezza di quella in italiano, non è solo per un mutamento della società nel suo passaggio dal mondo contadino a quello industriale e poi terziario, o per lo sviluppo tecnologico e scientifico che hanno influenzato radicalmente la vita quotidiana, il lavoro e anche la lingua. Non basta neppure affermare che la mentalità sociale e politica è cambiata e che il dialetto non è più considerato la lingua dei poveri e degli illetterati, ma ha acquisito la stessa dignità dell’italiano. Anche rilevare la nuova ventata di attenzione e valorizzazione delle radici tradizionali e, con esse, del dialetto, non fornisce una spiegazione esauriente alla considerazione odierna per la poesia in dialetto romagnolo. Uno strumento come questa antologia ha la pretesa di andare al nocciolo della questione e di dare voce al percorso dei poeti stessi, “autori” considerevoli, al di là della lingua in cui si esprimono. Spiegare la poesia con categorie linguistiche espone ad una sopravvalutazione dei criteri sociologici. La sociologia tocca certamente la poesia, ma solo perché questa concerne l’umanità nella sua interezza, però l’utilizzo della sociologia come criterio principale espone l’analisi critica ad una debolezza ermeneutica di fondo.

L’essenza della poesia romagnola

Da tutti questi collegamenti si possono evincere alcune considerazioni. La poesia romagnola, anche quella in dialetto, non è la produzione di una enclave un po’ isolata, di una regione certamente ricca di autori ma lontana dalle rotte della poesia contemporanea. Si tratta esattamente del contrario: i poeti romagnoli hanno intensamente dialogato con la cultura italiana ed europea, hanno viaggiato, letto, incontrato. Manca, è vero, in Romagna un capoluogo, una città con la funzione di perno, in grado di sintetizzare e rilanciare le novità in campo culturale; tuttavia i poeti romagnoli, facilitati anche dalla centralità geografica della loro terra, spesso si sono spostati in altre regioni verso altri centri, Bologna, Firenze, Milano o Roma. Ma questo non ha impedito di elaborare una letteratura peculiare e al passo con i tempi, grazie anche alla ricchezza di incontri pubblici, alle tante letture di poesia spesso molto apprezzate e alle conferenze di letteratura che si svolgono praticamente ogni giorno. Anzi, i molti centri facilmente raggiungibili fungono come moltiplicatori di questi eventi. [Ne emerge quindi una dimensione meno “rozza” e stereotipata della Romagna e dei suoi poeti.] Nonostante il pericolo di una strisciante omologazione, la poesia romagnola del Novecento rivela invece, oltre a una grande capacità di ascolto e di ospitalità delle migliori istanze culturali, una discreta e ben percepibile raffinatezza interiore. I poeti romagnoli, cioè, testimoniano una notevole capacità di ascolto dei moti dell’anima, propri e altrui, segno dell’innata generosità e ospitalità della storia di questa regione. Essi esprimono una coscienza dei dati antropologici più profondi, che si fondono con le domande di giustizia, [anche sociale,] di verità, di bene, di bellezza, antiche come l’uomo stesso, riproposte con la concretezza peculiare della terra di Romagna.

Le difficoltà della scuola

Un altro intento ci ha mosso, elaborare uno strumento adatto a proporre la poesia nella scuola, il luogo per sé deputato alla sua conoscenza; è infatti nostro convincimento che non per colpa dei docenti l’insegnamento scolastico della poesia del Novecento sia un oggetto quasi misterioso. Una serie di fattori, spesso strutturali, rendono rara la presenza della poesia contemporanea nella scuola: si pensi all’esame di maturità, la prova scritta sui poeti verte sui soliti noti, Pascoli, D’Annunzio, Montale, Ungaretti e raramente si spinge oltre. E l’insegnante vi si adegua. [Oltre a ciò, la scarsa benevolenza delle scuole per l’insegnamento della poesia è dovuta ad impostazioni inadeguate]. Inoltre, la ventata strutturalista che negli ultimi decenni ha condizionato la didattica letteraria, spostando l’attenzione sugli elementi formali, ha ottenuto l’effetto contrario, portando ad una disaffezione degli insegnanti, generando così, spesso, un vero e proprio rifiuto negli studenti particolarmente per la lettura della poesia. L’insistenza sulla metrica, sui generi poetici, sulle figure retoriche, elementi pur necessari, ha impoverito e quasi impedito nei ragazzi un genuino approccio alla poesia. La letteratura nelle scuole si limita ai propri strumenti, come accusa con La letteratura in pericolo Tvetan Todorov, uno dei principali diffusori dello strutturalismo, oggi pentito. Il valore che la suola attribuisce ai poeti è così sempre più scarsa, e più ancora a quelli del Novecento; si immagini poi a quelli legati alla propria identità locale. A questo contribuisce anche il più grave fenomeno della generale decadenza della consuetudine e cura della parola scritta, in un’epoca pervasa dalla finta, rapida informazione del dominio tecnologico.

La poesia educa l’umano

Insomma, si perpetua l’errore di limitare l’approccio alla poesia ad una mera questione di analisi formale e linguistica, mentre essa è innanzitutto una modalità di rapporto con la realtà. La poesia educa alla lettura del mondo – alla percezione della natura, ai rapporti tra gli uomini, alla storia come segno. La decadenza di questa facoltà viene da lontano; già Charles Baudelaire a metà dell’Ottocento denunciava una drammatica involuzione antropologica in atto nella modernità e la perdita della nostra predisposizione a leggere il mondo come simbolo. In pieno Novecento Pier Paolo Pasolini, con accento profetico, ribadiva il senso drammatico della perdita della dimensione comunitaria della società contemporanea e della capacità dell’uomo di aderire alle sue istanze originarie. Se il simbolo rimanda etimologicamente a “mettere insieme”, la poesia contiene il seme generatore dell’essere umano. In questo senso essa può ancora svolgere un’importante funzione pedagogica sul versante dell’educazione dell’uomo e persino profetica nella sua capacità di leggere la profondità dei segni della vita quotidiana e della società. La storia del cuore la raccontano i poeti, ammoniva Johann Georg Hamann.

Gianfranco Lauretano
Nevio Spadoni

Indice

GIOVANNI PASCOLI
di Gualtiero De Santi
DINO CAMPANA
di Edoardo Rialti
MARINO MORETTI
di Franca Mancinelli
OLINDO GUERRINI
di Franco Gàbici
FRANCESCO TALANTI
di Franco Gàbici
NETTORE NERI
di Matteo Veronesi
ALDO SPALLICCI
di Dino Pieri e Maria Assunta Biondi
ENZO GUERRA
di Sante Medri
LINO GUERRA
di Sante Medri
TITO BALESTRA
di Pier Guido Raggini
RENATO TURCI
di Paolo Turroni
ELIO PAGLIARANI
di Luca Ariano
AGOSTINO VENANZIO REALI
di Anna Maria Tamburini
EUGENIO VITALI
di Paolo Turroni
DAVIDE ARGNANI
di Roberto Roversi
GIUSEPPE VALENTINI
di Nevio Spadoni
GIORDANO MAZZAVILLANI
di Nevio Spadoni
ANTONIO (TONINO) GUERRA
di Alessandro Moscè
CINO (VICINO) PEDRELLI
di Dino Pieri e Maria Assunta Biondi
WALTER GALLI
di Pietro Civitareale
GIULIANA ROCCHI
di Rita Giannini
NINO PEDRETTI
di Stefano Maldini
RAFFAELLO BALDINI
di Clelia Martignoni
SANTE PEDRELLI
di Davide Argnani
TOLMINO BALDASSARI
di Roberta Bertozzi
GIANNI FUCCI
di Manuel Cohen
MARIO BOLOGNESI
di Luciano Benini Sforza
LEONARDO (LEO) MALTONI
di Giovanni Zaccherini
LUIGI RICEPUTI
di Giovanni Maroni
CATERINA CAMPORESI
di Alessandro Ramberti
GIANFRANCO FABBRI
di Mauro Germani
ENNIO CAVALLI
di Alberto Casadei
ROSITA COPIOLI
di Adriano Napoli
NARDA FATTORI
di Maria Lenti
FERRUCCIO BENZONI
di Luca Ariano
PAOLO RUFFILLI
di Gian Franco Fabbri
STEFANO SIMONCELLI
di Andrea Caterini
MARIANGELA GUALTIERI
di Martin Reuff
MAURIZIO BRUSA
di Matteo Fantuzzi
DANIELE SERAFINI
di Maria Lenti
CESARE RICCIOTTI
di Roberta Bertozzi
NADIA CAMPANA
di Gianfranco Lauretano
GIAN RUGGERO MANZONI
di Luca Ariano
NEVIO SPADONI
di Manuel Cohen
GIANFRANCO MIRO GORI
di Ennio Grassi
GIUSEPPE BELLOSI
di Gianfranco Lauretano
GIOVANNI NADIANI
di Maria Lenti