Questo spentoevo sta finendo



Questo spentoevo sta finendo
(Alla Chiara Fonte edizioni, Lugano, 2013)

*
Risiediamo ancora in questo corpo
attraverso cui non ci asteniamo
dall’imparare e dal dimenticare.

Ma appena sotto pelle una tempesta
si scatena tra le membra e l’anima
la carne si fa pensieri, parole
opere e omissioni, e tribunali
e colpe e poche assoluzioni.

Più giù ancora giù il terzo strato
il grumo scuro, il grumo, il muro.
Un fiume nero che giunge
da un vulcano capovolto, anima
umore, corpo forse morto.
Molti sostano ai suoi bordi
lo guardano, corrente
ipnosi, corsi limacciosi
ogni tanto tornano a galla
dove non respirano ma lanciano
la palla della loro ombra.

Ma non è finita, dopo l’abisso
la pelle e la morte, l’io e l’agone
che lo impegna notte e giorno
qualcuno ancora pulsa, un me lontano
che manda qualche indizio raro
da una vita. Vivo e vegeto
sgorga di continuo e ricompone
corpo e anima interi nuovamente
si danno una ad una le risposte
dove io non è più solo.

Con quale voluttà
hanno smascherato il Nulla.
C’è stat un’eccezione però:
le loro cattedre.
(Eugenio Montale)

1
Questo spentoevo sta finendo
in un evento che si desta
alza la testa e smette il sonno.
Un’era veramente nuova
lo segue fedelmente
era che fu grande
sonnecchiante sottocenere
mentre il fuoco ripuliva.

2
Lavora ma si stanca questo mondo
satana si annoia, è incostante
infedele inconsistente
non fa bene neanche il male
è malvagio ma bonario
si è ridotto l’orario
crede di essere vincente
ha sapienza da pezzente
di mestiere fa il docente
universitario.

3
Ma l’era nuova
ride della puzza dello zolfo
lambiccata in facoltà
data ai figli senza carità
né costruzione, ai figli
di chi non sa che lì li manda
alla distruzione.

4
La nuova era ride.
Ride dell’angoscia
obbligatoria, del niente
i corpi spolpati e senza mente
della storia demenziale
che cancella la memoria
lì, nei corpi, che li spoglia
li squarta e poi li appende
così per forza, macellaia.

5
Una nuova era viene mano a mano
un cane forte e lieto
che apre porte e reca pane
quotidiano, non fa la guardia
ma raduna il gregge. Tanto
il lupo non si accorge
è occupato alle sue orge.
*
Grigio febbraio vicino al compleanno
immagine del modo delle ore
tutte spente senza rischio
senza danno né passione
al massimo nel brivido del gioco.

Tutto troppo poco
anche le ragioni alla ragione
la sua vertigine alla cima
dove spazia e assume solo
il nome dell’angoscia
la quale non ha nomi
ma soltanto fumo.

Tutto è poco, troppo poco
la fiamma che consuma
è coperta da una bruma
rispondono risposte risapute
da sé date a se stessi.

Amore che vale quattro soldi
tra muri insulsi e spessi
sordina ad un respiro
che invoca spazio e luce
finali conosciuti, enigma
eliminato per cadere
solo sul velluto.

Qui tutto è troppo poco
se vali volgi spazio e cura
a chi viene persino nella nebbia
e porta in mano l’orizzonte
liberato dalla coltre
ridato al desiderio.

La bestia

1
Ringhia il servo del potere
non lo senti, sta in silenzio
bada alle apparenze
ma tu sta’ pronto, prepara
la cinghia.

2
Tra il bene e il male
solo esigue differenze.
Il male non lo vedi bene
si confonde nella vista
si camuffa con sapienza
quasi quasi come il bene
è un riformista.

3
La bestia incivilisce
cela il suo furore
esibisce buone maniere
pensa positivo
lo si vede tutte le sere
fa il conduttore televisivo.

4
La bestia non ringhia, intervista
sceglie gli ospiti del programma
che gongolano negli schermi
ma sono solo fessi
kamikaze del dramma
farsa di se stessi.

5
La bestia li amministra
con carota e con bastone
impone il suo copione
e ce li somministra
in televisione smonta il bene
con gelida ironia
invisibili catene
perfino simpatia
la bestia sinistra.

IL VALORE

1
Il valore viene senza avvertimento
come un bel giorno come una resa
nel pieno del combattimento
un sorriso sopra il mento duro
che sguardava cinico e infuriato
e poi il cinismo, come per grazia,
se n’è andato, dentro al vento.

2
Vale la pena perché nella guerra
la frutta continua a maturare
la terra butta i fiori anche senza arare
gli animali cercano il cibo e l’amore
e i bambini ridono e riderebbero
anche nel mezzo dell’inferno.
Perché tutto indica il contrario
della solitudine, tutto si apre
verso il cielo, felice della meta.

3
Vale la pena perché è valsa
tante volte nel giorno devastato
avanzavo per strade desolate
e inabitate, ma quando comparivi
cercavo di toccarti il mantello. Vale
aspettarti persino nella polvere
e quando passerai fa’ che ti tocchi
quando apparirai fa’ che non guardi
altrove.

Dio non c’è

1
Dio non c’è, sta lavorando
se n’è andato dove
per crederlo non chiedono
le prove. Dio non c’è
perché non è richiesto
si è spostato, non è
maleducato e non risponde
per forza, non impone
il suo stato a chi non fa un gesto
che non sia domandato.

2
Dio non c’è, sta costruendo
con quelli che hanno sete e fame
di giustizia e pane
si rimbocca le maniche
e sporca le mani
con immane tenerezza
li mette insieme e li ama.
Dio è là da quelli
che sanno l’unità
li raduna e se li fa
rassomigliare, tutte
quelle piccole trinità.

3
Dio non c’è in Europa
ha obbedito, si è staccato
dai muri e dalle leggi
da uomini che aborriscono
le greggi, ci ha lasciato
coi parlamenti e le televisioni
i centri commerciali
e le costituzioni, i nostri
aggeggi deficienti.

4
Dio è altrove, segreto
lungo un greto di risaia
in un deserto, una palafitta
un quartiere di lamiere
una fogna a cielo aperto
e lì lavora. Sta facendosi
un popolo, perdona
compatisce. Sta creando
come sempre e dividendo
i seduti dai seguaci
fertili da sterili di figli
e di peccati, neppure di quelli
sono più capaci.